Io me lo ricordo bene ...


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Gianfranco Becchere


"Pochi tra gli escursionisti non hanno conosciuto o sentito parlare di Gianfranco Becchere: una persona veramente straordinaria.

Straordinaria la sua modalità di affrontare le cose della vita così come un'avventura in montagna. Proiettato in avanti, verso la meta prescelta ma con i piedi per terra, concretamente concentrato sul cammino e sugli ostacoli da superare o aggirare, senza pretese né arroganza.

La semplicità e la grande capacità di farti comprendere il percorso non sminuendone né ingigantendone le difficoltà ma ponendosi umilmente il quesito: posso farcela? come?

Un altro aspetto del suo carattere il grande amore per il suo territorio: la Tuscia, così dolce e così inquietante, forre spine e dirupi alternati a pianori torrenti e frutteti, castelli e necropoli, borghi cinti da mura e vicoli tortuosi, vini aspri e acque acidule, vulcani placati e ancora vivi nei fenomeni termali e le polle sulfuree, caratteri ruvidi e sanguigni un po' schivi e un po' esagerati, una storia antichissima alle spalle.

Carattere un pò come quello di Gianfranco, generoso, pronto alle novità e a mettersi in gioco per andare avanti, ma capace anche di fermarsi ad allungare una mano a chi resta dietro.

 

Non è facile trovare qualcuno a cui potersi affidare, a cui affidare anche la propria vita. Gianfranco ti donava questa silenziosa garanzia nel breve tempo in cui entravi in contatto con lui per iniziare un percorso azzardato, cercando ogni volta di superare un po' i propri limiti ma senza strafare.

Ricordo tra le altre una sua impresa particolare: la traversata invernale in solitaria del Massiccio del Gran Sasso, affrontata da pochi altri con successo.

Nel CAI e nel Soccorso Alpino da sempre, in Sentiero Verde e poi come Istruttore Nazionale nella FIE Lazio, ha addestrato centinaia di futuri accompagnatori con il valido supporto della sua compagna e AEN Stefania Arcipreti, con l'obiettivo di fornire tecniche e strumenti per la progressione in sicurezza all'escursionismo avanzato.

Altre centinaia di escursionisti l'hanno conosciuto come guida appassionata e tranquilla nei percorsi più impegnativi e più tecnici.

Non esagero se affermo che Gianfranco può essere preso ad esempio come accompagnatore e come escursionista ma anche soltanto come uomo.

 

E io lo voglio ricordare come amico e quasi come un fratello maggiore, nei momenti in cui, nella cantina scavata nel tufo della casetta a Soriano al Cimino, parlavamo dei programmi futuri, dei viaggi, dei nuovi itinerari, mentre orgogliosamente mi riempiva il bicchiere del vino fatto con le sue mani, forte, buono, saporoso, sanguigno come lui e sorrideva stringendo gli occhi."


Il ricordo di Paolo Piacentini
(presidente onorario FIE Lazio)

Ciao Gianfranco , anche tu ci hai lasciati per il tuo viaggio più misterioso, siamo sicuri che starai già salendo altre vette a noi ancora sconosciute.

Tutti ti ricorderanno per la tua saggezza e la grande umanità fatta di poche parole e tanti atti concreti. Uno dei segni indelebili che porto nel cuore è la bellissima esperienza del trekking sulla Laga.

Tu e Stefania, in un idillio perfetto, davate sicurezza al gruppo, anche li con discrezione ma sempre come punto di riferimento fondamentale. L' amore per la montagna ti ha accompagnato anche in questa lunga sofferenza e la tua voglia di vincere ti faceva dire ogni giorno che una volta guarito avresti desiderato accompagnarci su qualche meraviglioso nevaio; sarebbe stato fantastico rivivere insieme le emozioni forti di un vento freddo sul viso mentre gli sguardi osservano orizzonti infiniti, dopo una salita accompagnati dal tuo silenzioso coraggio.

Ne sono sicuro, vedremo il tuo sorriso ogni volta che in solitaria su una vetta ci fermeremo tra la neve a guardare il cielo in contemplazione . Ancora un grande enorme abbraccio carissimo Gianfranco, rimarrai per sempre nei nostri cuori.


Damiana Chiesa

Ciao Damiana,
            è passato molto tempo da quando il gelo ti ha avvolto nel suo abbraccio. Non ti ho mai dimenticata. Eri una persona così particolare.. non passavi certo inosservata con i tuoi capelli rosso fuoco e gli occhi verdissimi e con il tuo nome risorgimentale.

Ricordo quando sei venuta a propormi di organizzare escursioni per gli stranieri e io ti ho chiesto: inglese o francese? E tu mi rispondesti semplicemente: no, in russo. Ancora conservo il floppy con la tua locandina in cirillico, chissà cosa c’è scritto….

Ho saputo del tuo destino all’improvviso. Ti sapevo in viaggio con amici in Svizzera. Ci eravamo visti un mese prima e avevamo parlato a lungo della tua voglia di trovare un punto di stabilità nella tua vita, di dare un senso forte alla tua scelta di fare l’accompagnatore escursionistico.

Non ho subito capito che parlavano di te. Ho sentito di turisti sorpresi dalla tormenta e tra loro italiani…poi mi hanno detto che l’italiana eri tu.

Ho cercato notizie più precise e ho letto i giornali svizzeri per capire cosa fosse successo e mi sono figurato tutto come in un documentario tragico della mente.

Vi ho visti partire per una passeggiata in montagna: in sei, tempo bello, fine estate, felpe e calzoncini, una passeggiata facile fino al rifugio, uno spuntino, due risate, il ritorno nei colori del tramonto. Già arrivati al parcheggio il tempo si oscura, l’amico che conosce il posto insiste: siamo vicini, ormai è stupido tornare indietro, ci roviniamo la giornata… non so cosa abbia detto per convincere voi tre. Sì, perché una coppia rinuncia e vi lascia: la radio dice che il tempo brutto avanza velocemente. Il cielo è nero. Che facciamo? Si va ugualmente. Chissà forse hai cercato di dissuaderli, forse hai pensato: è meglio che resto con loro, ormai sono decisi, posso essere d’aiuto.

Si va veloci mentre comincia a nevicare prima piano poi pesantemente, andiamo, manca poco, arriviamo al rifugio e ci fermiamo lì, tanto è gestito e aperto.

Non sapevano che il gestore, sentita la previsione meteo disastrosa, in assenza di prenotazioni, da svizzero preciso aveva chiesto di poter chiudere e se n’era andato solo mezz’ora prima del loro arrivo, prendendo un altro percorso per arrivare al parcheggio.

Porc.. è sbarrato, se n’è andato.. ecco le impronte.. che freddo.. che facciamo? Torniamo indietro.. no seguiamo le orme.. veloci! Veloci!

La neve cade e cade e cade… intralcia il passo,,, il vento ti turbina intorno,,, non ci si vede,,, che freddo.. non ce la faccio più! Mi fermo un po’! Non bisogna fermarsi –ti sento dire nella mia mente-avanti ti tengo io, andiamo… datemi una mano…

Ecco il momento fatale: l’amico che conosceva il posto si rende conto che manca poco al parcheggio e magari può trovare il gestore o qualcuno che si è attardato… vado avanti, se trovo qualcuno lo mando a chiedere aiuto.. voi seguite le mie orme.. coraggio.. siamo vicini..

In breve supera le poche centinaia di metri dall’auto tirando fuori tutte le sue energie perché forse si sente colpevole del dramma che sta travolgendoli, ma lì non c’è nessuno e la neve già quasi copre la macchina… bisogna metterla in moto sennò non ce la facciamo a scappare da qui… togli la neve con le mani diventate blu dal gelo, infila la chiave e gira e gira e prova e prova.. parte! parte! Via usciamo da qui!!

-vedo l’auto che si scrolla della coltre di neve e sbalza in avanti, vedo l’auto che slitta e gira su se stessa, vedo l’auto che si rovescia nella cunetta, vedo lui che sbatte la testa e resta immobile-

-vedo Damiana che cerca di non far capire che è disperata, vedo gli amici, lui ormai livido dal freddo non ce la fa non ce la fa, lei non ha più forze, è stravolta, si dispera, Damiana li incita ancora, non ce la fanno, basta basta, non posso non posso andare avanti, lasciaci qui lasciaci basta… basta-

Damiana cosa hai pensato? Io ti ricordo Damiana, ti ricordo generosa, ti ricordo sensibile, ti ricordo tenace.. Damiana avevi già scelto? Hai deciso in quel momento? Non vi lascio no non vi lascio, adesso arriveranno, stringiamoci, facciamoci calore, adesso arrivano, non possono essere lontani…

Il tuo amico si riprende, è stordito, la macchina è inutilizzabile, esce e si avventa sulla strada, vaga finché la tormenta non è più che un muro grigio vorticante… è finita, pensa, è finita. Ecco invece che bagliori dorati fendono la cortina di grigio: è una casa siamo salvi!   Aiuto! Aiuto!

-gli svizzeri sono efficienti e allertati, in un’ora arrivano i soccorsi alla casa, un’altra ora per raggiungere Damiana, due ore erano già passate, forse si sarebbe potuta salvare se avesse lasciato i suoi amici, forse si sarebbe potuta salvare se non fosse stata lei a coprirli col suo corpo-

 

Si salverà solo l’amica, al centro del gomitolo di corpi. Damiana no.

 

Il tuo abbraccio Damiana ha salvato una vita, il tuo abbraccio caldo, sincero. Il tuo abbraccio e il tuo ricordo ci avvolge ancora. Ho ancora il tuo misterioso floppy con me.

Ciao Damiana Chiesa.

 

Antonio Citti


 Salvatore Ricci

L'aspetto più vivido del ricordo di Salvatore sicuramente è legato alla sua figura. Il viso forte, gli occhi intensi e profondi, la criniera bianca che circondava il viso e la voce profonda: un'immagine inconfondibile che ne accentuava il carisma personale, facendolo spiccare in ogni occasione collettiva.

Un organizzatore nato, con la capacità di progettare e, soprattutto, realizzare i progetti in cui si imbarcava.

E' per questo aspetto che ci siamo trovati ben presto in sintonia e abbiamo cominciato ad intrecciare i nostri percorsi.

Salvatore aveva sviluppato la propria passione di escursionista coniugandola alla propria naturale attitudine all'attivismo sociale e politico e all'amore per la natura. Un tale cumulo di interessi e attività condotte in prima persona lo ha portato a cercare concretezza nelle strutture organizzative della Biolca nella Legambiente e di Sentiero Verde nella FIE.

Ricordo le discussioni in cui si cercava di dare regole alla nascente FIE Lazio e ricordo il contributo di chiarezza fornito molto spesso da Salvatore con la pacatezza dei suoi interventi che riuscivano a esorcizzare i bizantinismi e le evoluzioni dialettiche di alcuni altri.

Durante il corso di formazione per Accompagnatore Escursionistico Nazionale della FIE di cui aveva accettato il ruolo di coordinamento, discutendo con lui dei metodi da adottare per coinvolgere più escursionisti nella gestione consapevole e organizzata delle associazioni e dare un sostanziale orientamento ambientalista e sociale al mondo degli escursionisti, allora dominato dalle figure da "macho" e dalla competitività, abbiamo trovato molti punti in comune e si è sviluppata tra noi una forte amicizia.

Un’amicizia improntata al rispetto, al piacere delle mete in montagna condivise e alla consapevolezza di essere uniti nello sforzo per far nascere un nuovo tipo di accompagnatore e una nuova mentalità tra gli escursionisti.

Giudicate voi quanti e quali siano stati i risultati.

Volevamo anche affrontare i nodi di un modo verticistico e settario di intendere l'organizzazione e cominciammo a discutere  di come fare per formulare un progetto comune tra la Legambiente e FIE sulla sentieristica nel Lazio con l’obiettivo di arrivare anche ad avere una rete logistica di rifugi simile a quella del Nord.

Per questo sogno intendeva approfittare del tempo libero offerto dal pensionamento: purtroppo la malattia che lo ha colpito non glie ne ha dato la possibilità.

La forza d'animo con cui ha affrontato il male, battagliando a testa alta, riportando vittorie entusiasmanti anche se effimere, mi ha fatto conoscere l'aspetto più determinato del suo carattere.

La capacità di procedere, cercando di condurre una vita normale, mantenendo viva finchè le forze lo hanno sostenuto la passione più vera, quella per le escursioni e la montagna, ne hanno scolpito la figura nella memoria di tutti .

Se ciò è possibile, ovunque sia, sono convinto che Salvatore si sta dando da fare per migliorare il posto in cui si trova.

Ogni volta che un'escursionista percorrerà il Sentiero della Pace sappia che è nella forza del tuo ricordo che abbiamo trovato la tenacia per portare a compimento questo sogno ed è per questo che lo abbiamo dedicato a te.

 

Buone escursioni Salvatore.

Antonio Citti


Damiana e Salvatore


Massimo Copponi

Da quando ci siamo conosciuti Massimo era circondato da una fama di persona sfortunata. Sarà perché in quella manifestazione studentesca fu l’unico ad essere fermato dalla polizia, sarà per il suo carattere un po’ ombroso che contrastava con la sua energia e voglia di agirMASSIMO_COPPONI.jpg (144559 byte)e, di essere presente. Per questo ci siamo a volte rincontrati: sia nella mia breve esperienza sindacale che per lui divenne un vero e proprio impegno facendolo diventare uno dei responsabili dell’Unione Sindacale Italiana, che occasionalmente durante le escursioni.

In questi incontri Massimo maturò l’idea di approfondire la conoscenza della montagna e delle tecniche di orientamento seguendo il corso di AEN e condivise questa scelta con la sua compagna, Maria.

Spesso, durante i due anni di durata del corso, mi accorgevo che riusciva a fatica a reggere fino alla fine alla stanchezza, che immaginavo dovesse lo appesantisse per il lavoro e le riunioni sindacali e gli impegni familiari, resi pressanti dai problemi della madre e dalla nascita di un figlio.

Guadagnato entrambi l’attestato, iniziò il loro impegno di accompagnatori, limitato ma costante, coinvolgendomi anche in qualche itinerario nella Tuscia, che entrambi amavamo e cercavamo di frequentare.

La scomparsa della cognata, Lucia Massetti, una delle prime socie di Sentiero Verde, a causa di un tumore; la comparsa di una grave forma di depressione in Maria dopo la perdita del lavoro; il suo inaspettato suicidio: una serie di eventi terribili a cui Massimo aveva fatto fronte con grande coraggio e forza d’animo, prendendosi il carico del figlio e cercando di stemperare nel lavoro nella biblioteca comunale APPIA di via La Spezia e come RSU nell’USI, il peso del dramma impostogli dalla vita.

In questo periodo riuscimmo anche a fare un’escursione insieme alla necropoli etrusca di Norchia e ci riproponemmo di organizzare iniziative per la FIE nella sua biblioteca.

Lo stress e il dolore però gli hanno impedito di realizzare i suoi propositi e l’hanno stroncato nel sonno senza preavviso il 21 dicembre 2003.

 

Ciao Massimo. Non posso non pensarti ancora intento a organizzare qualcosa là dove sei ora.

Prepara qualche sentiero anche per noi.

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Roberto Pelloni

E' stato tra i primissimi soci di Sentiero Verde e io vorrei che fosse ricordato per la sua disponibilità e bontà, nonostante il carattere un pò chiuso, da vecchio montanaro, come in questa foto, mentre veglia premurosamente gli amici che dormono sfiniti da una lunga camminata nel Parco d'Abruzzo.

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