Sentiero E1 Lazio Sud

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Sentiero Europeo E1 nel Sud del Lazio: Descrizioni e tracce GPS

 

ITINERARIO 1: DA CAMPOROTONDO A FILETTINO

DIFFICOLTÀ: impegnativo.
DISLIVELLI: + 600 m. – 300 m.
ALTITUDINE: max 1600 m. ALTITUDINE: min. 1000 m
LUNGHEZZA: Km. 16
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,00 ore, S-N 4,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO
La prima tappa del sentiero E1 nel Lazio Sud inizia in territorio abruzzese dalle prime case e villette di Camporotondo. Prima di entrare tra le strade asfaltate del paese, bisogna deviare a destra seguendo le indicazioni in salita per il Santuario della Santissima Trinità.

Siamo tra i boschi, prati, pascoli dei Monti Simbruini, attraversati da numerosi fossi. Il nome Simbruini deriva da “sub imbribus“, cioé sotto le piogge. Dal Monte Tarino (m. 1961), poco distante dal sentiero che percorriamo, nasce il fiume Aniene, che unendosi con il Torrente Simbrivio, le cui sorgenti provengono dal Monte Autore (m. 1855), arriva fino a Tivoli, dove le sue acque vengono utilizzate per alimentare numerose spettacolari cascate e sfociano poi nel Tevere dentro la città di Roma.

Quando si raggiunge il Fosso Fioio, si gira a sinistra e si percorre su strada sterrata il confine tra Abruzzo e Lazio in direzione Sud-Est verso Campo Ceraso, nota stazione turistica invernale.

Santissima Trinità di Vallepietra (dal web)

Dopo circa 500 m dalla svolta a destra, è possibile uscire per circa 1,5 km dal sentiero E1 per raggiungere il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra imboccando a destra una stradina con le indicazioni del fontanile Campitelle e poi Macchia delle Campitelle. Il Santuario è costruito sotto una parete verticale di circa 250 m., è oggetto di pellegrinaggi e grande venerazione da parte di tutte le popolazioni locali.

Tornati al sentiero E1 lungo la stessa strada, si prosegue a destra in direzione sud-est  fino a Monna di Campo Ceraso, dove entriamo decisamente in territorio laziale, come è provato da un grande cippo di confine tra Abruzzo e Lazio. Raggiungiamo su prati Monna del Lepre, il Volubro e il Rifugio di Campo Ceraso. Il sentiero prosegue attraversando i bellissimi prati posti sotto il Monte Tarino (m. 1961) a destra, scendiamo lentamente nella Valle Forchitto ed oltre tra rocce, boschi e qualche tornante, alle falde del Monte Cotento (m. 2015) a sinistra, fino ad arrivare alla chiesetta di San Bernardino e al suo fontanile, raggiungendo infine Filettino su strada asfaltata.

PUNTI D’ACQUA – Fontanile chiesa di San Bernardino m. 1105

PUNTI DI INTERESSE – Santuario Santissima Trinità di Vallepietra (m. 1439) – Campo Ceraso (m. 1454) – Monte Tarino (m. 1961) – Monte Cotento (m. 2015) – Filettino (m. 1015) – Monte Viglio (m. 2156)

STRUTTURE PER RISTORO N°8  E PERNOTTAMENTO N°6

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ITINERARIO 2: DA FILETTINO AGLI ALTIPIANI DI ARCINAZZO

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: + 200 m. – 400 m.
ALTITUDINE: max 1050 m. ALTITUDINE: min. 650 m
LUNGHEZZA: Km. 15
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,00 ore, S-N 5,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO
La tappa inizia nella parte più a Sud di Filettino, verso il Fosso Vardano, affluente dell’Aniene. Dalla piazza Giuditta Tavani Arquati si scende ad un parcheggio auto sottostante e si procede su strada fino ad una cabina elettrica, vicino alla quale inizia una lunga scalinata in cemento, che porta al guado del torrente.

Panorama di Filettino dal sentiero E1 (Virzì)

Dopo il guado si sale su sentiero abbastanza ripido, costellato di tabelloni sulla transumanza, ma da cui si può godere di un bel panorama su Filettino e le sue case. In cima alla salita, il sentiero diventa pianeggiante. Si prosegue in direzione Sud-Ovest tra un cerreto a sinistra e tra pascoli a destra, fino a scendere su una stradina asfaltata, con un un paio di casette ed alcuni cavalli al pascolo. Bisogna aggirare a destra l’ultima casetta, superare un paio di fossi e riprendere la direzione Sud-Ovest fino a raggiungere la riva sinistra del Fiume Aniene.

Siamo nella zona cosidetta Le Pratarelle, molto irregolare, tra fosse e piccoli prati pianeggianti. Si procede fino al cosidetto Ponte Sosigno, in cemento, abbastanza sicuro ma senza parapetti. Da qui in poi si prosegue lungo l’Aniene, fino a raggiungere il ponte

Trevi nel Lazio (dal web)

San Teodoro. Conviene attraversarlo e salire al borgo di Trevi nel Lazio, che merita una visita. Interessante la Collegiata di Santa Maria Assunta con la sua storia e il Castello Caetani, dalla cui torre si domina tutta l’alta Valle dell’Aniene.

Discendendo da Trevi, conviene percorrere la strada asfaltata più vicina alla riva destra dell’Aniene ed effettuare il passaggio sul ponte delle Tartare. Si abbandona subito l’asfalto e nella zona chiamata Coceraso si arriva alla Fontana del Cioccio, all’inizio degli Altipiani di Arcinazzo. A questo punto lasciamo il percorso dell’Aniene, che si dirige verso Nord-Ovest a raccogliere le acque del Simbrivio, mentre entriamo in un vasto altipiano dall’aspetto tipicamente alpino, ricco di boschi e di prati, con alcune villette ed attrezzature turistiche.

PUNTI D’ACQUA – Fontana del Cioccio m. 800

PUNTI DI INTERESSE – Trevi, Collegiata di S.Mara Assunta, Oratorio di San Pietro l’Eremita, Castello Caetani. Comunacque, Cascata di Trevi, Acqua dei Cardellini, Jenne.
Facilmente raggiungibile da qui Subiaco, i ruderi della Villa di Nerone, il Monastero di Santa Scolastica, il Monastero di San Benedetto.

STRUTTURE PER RISTORO N°8  E PERNOTTAMENTO N°6

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ITINERARIO 3: DAGLI ALTIPIANI DI ARCINAZZO A PIGLIO

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: + 270 m. – 400 m.
ALTITUDINE: max 1100 m. ALTITUDINE: min. 830 m
LUNGHEZZA: Km. 13
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4,00 ore, S-N 4,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Siamo nella parte più occidentale dei Monti Ernici e ci dirigiamo verso i Monti Affilani. Il percorso inizia dal Colle della Cona (m. 873), va in direzione Ovest e attraversa La Cerreta e il Pratolungo, passa poi accanto alla Fonte Oppietta. Si raggiungono i resti

Resti della Villa di Traiano (dal web)

della grande Villa romana dell’Imperatore Traiano, alle falde del Monte Altuino (m. 1271), preceduto dai resti di Terme Romane. La Villa risale al I secolo d.C. ed è molto vasta, occupando una superfice di 5 ettari, molti dei quali, specialmente nella terrazza superiore, ancora da scavare.

Il sentiero prosegue in direzione Sud-Est e giunge al piccolo Santuario della Madonna del Monte alle falde del Monte Retafani (m. 1154). Riprendendo la direzione Ovest, si arriva al Convento francescano di San Lorenzo (m. 840) dopo una breve discesa a tornanti alle falde del Monte Scalambra (m. 1420). Secondo la leggenda, pare che questo convento sia stato fondato proprio da San Francesco di ritorno dalla Terra Santa mentre era diretto a Subiaco. La Chiesa custodisce l’urna contenente i resti del beato Andrea Conti. In vicinanza del Convento vi è un antro stretto, umido e buio dove visse, isolato dal mondo, il Beato Andrea Conti per circa quaranta anni.

Dal Convento si scende al paese di Piglio, il cui nome deriva dal pileum, elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, mentre passava nel territorio. Il paese è famoso per la produzione del vino “Cesanese del Piglio”.

PUNTI D’ACQUA – Fonte Oppietta

PUNTI DI INTERESSE – Villa di Traiano, Madonna del Monte, Convento di San Lorenzo. A Piglio: Chiesa di S.Maria Maggiore, Collegiata di S.Maria Assunta, Santuario della Madonna delle Rose, Chiesa di Santa Lucia, Chiesa di S.Antonio Abate, Conetta della Madonella a Piglio,

STRUTTURE PER RISTORO N°10  E PERNOTTAMENTO N° 9

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ITINERARIO 4: DA PIGLIO A FIUGGI

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: + 250 m. – 270 m.
ALTITUDINE: max 920 m. ALTITUDINE: min. 650 m
LUNGHEZZA: Km. 12,2
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4,00 ore, S-N 4,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESRIZIONE ITINERARIO
Dal tornante all’ingresso del centro storico di Piglio si suggerisce di seguire in piano Viale Umberto I, passare sotto la scenografica Porta da Pei, proseguire per Via Maggiore fino alla Parrocchiale di Santa Maria Assunta. Da lì si piega più avanti a sinistra per la stretta via Arringo, si attraversa la parte più suggestiva del centro medievale fino ad una porta ad arco acuto. Si prosegue in discesa su Via della Cordonata, al primo bivio si va a sinistra e si raggiunge la fine dell’asfalto e l’inizio del sentiero. Superato un fosso, si sale su un sentiero a tornanti attraverso un bosco abbastanza rado da lasciarci un bel panorama su Piglio e sbuca a quota 890 m su una mulattiera che, voltando a destra, gira a mezza costa attorno al Monte Adavito (m. 977).

Si prosegue su un comodo percorso panoramico, si raggiunge un vallone (m. 892) e si aggira il Monte Pila Rocca (m. 1109). Si oltrepassa ancora il Vallone delle Cese (m. 900) e si prosegue aggirando il Monte Carmine (m. 1050) e la Cesa Rotonda (m. 859). Si incrocia una stradina sterrata e si gira a sinistra decisamente verso Est. Proseguendo il giro attorno al Monte Carmine si raggiunge un Volubro, si lascia la sterrata ad una curva a destra e si prosegue dritti tra il Colle delle Monache e il Carpineto fino ad una nuova sterrata che ci porta al centro di Fiuggi attraverso la Valle Campana e il Fosso Casavetra. Fiuggi è un rinomato centro termale fin dal medioevo grazie alle acque che sgorgano dalle sue sorgenti naturali e dalle montagne circostanti. Caratteristica l’ottima cucina della Ciociaria.

PUNTI D’ACQUA – Una fonte a Valle Campana

PUNTI DI INTERESSE – Borgo medievale di Fiuggi, Lago di Canterno, Chiesa Parrocchiale di Regina Pacis, Palazzo Comunale, Terme, Chiesa di Santo Stefano, Vicolo Baciadonne, Chiesa di San Pietro Apostolo, Chiesa di Santa Maria del Colle, Museo di Sandro Massimini, Fonte Anticolana

STRUTTURE PER RISTORO N°25  E PERNOTTAMENTO N° 30

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ITINERARIO 5: DA FIUGGI A GUARCINO, VICO NEL LAZIO, COLLEPARDO

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: + 250 m. – 370 m. +150m -150 m.
ALTITUDINE: max 920 m. ALTITUDINE: min. 550 m
LUNGHEZZA: Km. 17,5
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,00 ore, S-N 5,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESRIZIONE ITINERARIO
Dal centro di Fiuggi (m. 700) si esce in direzione Est lungo la via Capo di Ripe, si volta a sinistra e si percorre la Valle del Riccio in salita, raggiungendo i Prati Marcellito (m. 927). Da qui inizia una lieve discesa attraverso Le Cese Quagliate fino a raggiungere i Prati Lunghi in dolce salita, lasciando a sinistra una serie di piccoli colli e a destra il Monte Civitella (m. 1106). Dopo una discesa si raggiunge un ponte (m. 850) sul Fosso Camizella e si prosegue su strada asfaltata passando accanto ad un Vivaio Forestale a sinistra e alla Chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie a destra (si raggiunge salendo su una breve stradina). Più avanti, sempre a destra, un’altra chiesetta dedicata alla Madonna della Neve. Infine si raggiunge l’abitato di Guarcino (m. 625), rinomato centro dei Monti Ernici per la lavorazione del maiale, ma anche per gli amaretti. La cittadina conserva nel centro storico elementi architettonici e decorativi tipicamente medioevali (portali, bifore e mura in pietra viva).

Si scende in direzione Sud lasciandosi alle spalle Guarcino e la vicina stazione sciistica di Monte Catino (m. 1793). Si procede in direzione Sud-Est per 300 m, poi si lascia la strada asfaltata e si svolta a sinistra su una mulattiera. Si procede lungo la Costa Veggiano fino ad arrivare dopo circa quattro km a Vico nel Lazio (m. 721), un borgo caratteristico, chiuso dalla cinta di mura di un castello medievale, che protegge ed avvolge tutto il piccolo villaggio. Il borgo è stato dichiarato “Monumento Nazionale e zona di rilevante interesse pubblico”. La sua cinta muraria intatta è arricchita da 25 torri merlate e da tre porte di accesso. Si entra dalla porta Guarcino dotata di antichi affreschi e si esce lungo via Roma in direzione Sud-Est. Quando si raggiunge la chiesa di S. Apollonia, si volta a sinistra. Si procede su strada inizialmente sterrata e poi su asfalto fino a Collepardo (m. 586).

Collepardo: Santuario Madonna delle Cese (dal web)

Collepardo si presenta con una pianta stretta e allungata alla destra del fiume Cosa, affluente del Sacco. Anche Collepardo è un borgo medievale con ampi resti di fortificazioni e di torri. Notevole nelle vicinanze il Pozzo di Antullo, una grande cavità carsica, con una profondità massima di 80 m e una circonferenza di 300 m, originata dallo sprofondamento del suolo legato ai fenomeni di carsismo della zona.

Merita una visita la grotta di Collepardo, vicino alla riva del Fiume Cosa e la Grotta dei Bambocci, cioè delle stallattiti che richiamano la forma dei bambocci. Suggestiva anche la chiesa della Madonna delle Cese costruita dentro una grotta. La vicinanza del fiume Cosa e la possibilità di sfruttarlo come via di comunicazione tra le strette valli dei Monti Ernici ha fatto la fortuna del luogo fin dai tempi degli antichi Volsci nel VII secolo a.C.

PUNTI D’ACQUA – Prati Lunghi m. 862, Vivaio Forestale, Madonna delle Grazie, Madonna della Neve a Guarcino, Collepardo.

PUNTI DI INTERESSE – Guarcino: Collegiata di San Nicola, San Michele Arcangelo, Monastero benedettina di San Luca, Eremo di S. Agnello. Vico nel Lazio: Cinta muraria, Porta Orticelli, Porta Guarcino, Porta a Monte, Santuario Madonna del Campo, Chiesa del Carmine, Sant’Antonio Abate. Collepardo: Pozzo d’Antullo, Grotte di Collepardo, Grotta dei Bambocci, Croce Rotonaria (m. 1744), la Chiesa della Consolazione, San Rocco, la SS. Trinità, Palazzo Comunale, Rocca dei Colonna.

STRUTTURE PER RISTORO N°10  E PERNOTTAMENTO N° 27

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ITINERARIO 6: DA COLLEPARDO – CERTOSA TRISULTI – PRATO DI CAMPOLI

DIFFICOLTÀ: difficile
DISLIVELLI: + 550 m. totale, ma con diversi ripidi saliscendi.
ALTITUDINE: max 1150 m. ALTITUDINE: min. 580 m
LUNGHEZZA: Km. 18,5
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6,00 ore, S-N 5,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESRIZIONE ITINERARIO
Da Collepardo (m.586) si seguono le indicazioni della strada verso la Certosa di Trisulti e la si abbandona seguendo a sinistra una sterrata subito dopo le ultime case, dirigendosi verso la Chiesa della SS. Trinità (m. 726), che viene raggiunta dopo poco meno di 2 km. Dopo la Chiesa si scende fino ad un ponte sulla stretta Valle del Rio, affluente del Fiume Cosa. Si risale sull’altra sponda, si volta a sinistra e si raggiungono le Cappellette e la strada asfaltata che ci porta alla Certosa di Trisulti (m. 825).

Si consiglia vivamente di entrare nel complesso per vivere la spiritualità che emana questo luogo. L’annessa biblioteca conta ben 25000 volumi. Interessante anche una visita alla farmacia, ricca di ogni genere di medicinali e di vasi in ceramica accuratamente ornati. Alcuni squisiti liquori venivano prodotti artigianalmente da erbe medicinali coltivate dai monaci.
Purtroppo la mancanza di vocazioni religiose rende il futuro di questa Certosa molto incerto.

Lasciata la Certosa, si continua lungo la strada asfaltata davanti allo stupendo panorama delle valli solcate da profondi fossi, si oltrepassano alcuni tornanti fino a scendere al Ponte dei Santi sul Fiume Cosa. Poi si abbandona l’asfalto e si sale lungo un piccolo sentiero che porta dopo circa 500 m alla Sorgente della Via (m. 853). Si gira a sud-ovest seguendo il sentiero per 600 m, poi a est per 300 m. Quindi si volta a destra in direzione sud, aggirando il Monte Castello (m. 1093). Raggiunto il Fosso di San Nicola (m. 816) si procede in direzione est nella Valle La Spina lungo il fosso sempre in salita fino alla Fontana del Fra (m. 1100), posta nel versante sud del Colle Rivigine. Si va ancora avanti in direzione est e 400 m dopo la Fontana si gira a destra in direzione sud-est, girando attorno al versante sud del Monte I Tre Confini si raggiunge la Fontana S. Angelo (m. 1019), dopo circa 1 km le Case Sghera (m. 954) e poi una strada asfaltata che si segue in salita passando prima accanto a Fontana di Campoli (m. 1003), ad un Rifugio (m. 1026, chiuso), ai Pozzi di Campoli (m. 1093) e infine si raggiungono i Pozzi Vecchi (m. 1143) a Prato di Campoli. Il luogo è suggestivo, ai piedi del Monte delle Scalelle (m. 1837) e del Monte Fragara (m. 2005). Punto di partenza per escursioni impegnative sui Monti Ernici e meta di numerose gite domenicali da parte degli abitanti di Veroli. E’ dotato di almeno un punto di ristoro (Il Faggio, braceria, panini, piatti tipici Ciociari), ma probabilmente non di alloggio, per cui occorre prevedere una nottata in campeggio prima di intraprendere la salita della tappa successiva.

PUNTI D’ACQUA: Certosa di Trisulti,  Sorgente della Via, Fontana del Fra, Fontana S. Angelo, Fontana di Campoli.

PUNTI DI INTERESSE: Certosa di Trisulti, Peschio delle Penne (m. 1314), Croce Rotonaria (m. 1744), La Monna (m. 1952), Capo Fiume (m. 954), Monte delle Scalelle (m. 1837), Monte del Passeggio (m. 2064), Monte Pratillo (m. 2007), Monte Fragara (m. 2005), Pizzo Deta (m. 2041), Veroli.

STRUTTURE PER RISTORO N° 1 E PERNOTTAMENTO N° 0.

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ITINERARIO 7: DA PRATO DI CAMPOLI A SORA

DIFFICOLTÀ: difficile
DISLIVELLI: + 500 m. – 1350 m.
ALTITUDINE: max 1620 m. ALTITUDINE: min. 300 m
LUNGHEZZA: Km. 17
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,30 ore, S-N 6,00 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Si procede lasciando Prato di Campoli (m. 1143) in salita, prima dolce e poi via via sempre più ripida, tanto da suggerirci di procedere a tornanti, fino ad arrivare a m. 1670 superando così la lunga cresta della Costa Comune, che raggiunge poco più a nord la quota di 1862 m. Da questo punto inizia una lunga discesa in direzione di Sora. Lasciamo a sinistra la Serra Comune (m. 1854) e a destra la Punta dell’Ortica (m. 1750). Dopo circa 2,5 km si raggiunge la località chiamata i tre Valloni, luogo di incontro di diversi torrenti che si riuniscono qui, a quota 977 m. Una mulattiera ci permette di proseguire lungo il Vallone delle Noci senza difficoltà. Ci allontaniamo dopo un po’ dal Vallone delle Noci sempre seguendo la mulattiera, che ci porta a superare su ponte la valle del Torrente Fico. Lasciamo a sinistra la Fontana Orlando ed iniziamo a percorrere

Fiume Liri a Sora (dal web)

le strade più periferiche della cittadina di Sora, passiamo su un ponte il Vallone delle Noci e procediamo lungo la via Santa Apollonia ai piedi del Colle Sant’Angelo, passiamo vicino al Convento dei Passionisti, poi giriamo a destra restando ai piedi del Monte San Casto con il suo Castello e proseguiamo lungo il fiume Liri, lasciando a sinistra la chiesa di San Rocco e raggiungendo Piazza Esedra delimitata da due palazzi che si aprono a semicerchio verso il prospiciente ponte di Napoli sul Fiume Liri, come ad abbracciare ed accogliere il visitatore.

Questo magnifico Fiume Liri, molto ricco di acque, nasce in Abruzzo a Petrella Liri, frazione di Cappadocia, attraversa la Valle Roveto ed entra nel Lazio, riceve da sinistra il Torrente Lacerno e attraversa tutta la città di Sora. Prosegue ricevendo da sinistra il torrente Fibreno, forma Isola del Liri dando luogo a due cascate, riceve da destra prima il torrente Amaseno e poi il fiume Sacco. Diventa la linea di confine tra Lazio e Campania, poi cambia nome vicino Cassino e diventa Garigliano. La sua foce è nel Mar Tirreno, golfo di Gaeta, dopo aver percorso 158 km.

Un po’ di storia. I primi insediamenti di Sora risalgono al paleolitico medio. Fu fondata

Centro di Sora dalla Madonna delle Grazie (da web)

dai Volsci come dimostrano le mura poligonali sul Monte San Casto. Fu poi occupata dai Sanniti e poi conquistata da Roma nel 345 a.C. divenendo una colonia romana. Dopo la caduta dell’Impero romano subì l’occupazione dei Longobardi, dei Bizantini, dei Saraceni (breve incursione) e degli Ungari (saccheggio senza occupazione). A seguito della vittoria dei Normanni sul papato, entrò a far parte del Regno di Sicilia che poi passò alla dinastia Sveva e successivamente agli Angioini. Fu quasi del tutto ricostruita dopo il rovinoso terremoto del 1915. Attualmente è un importante centro industriale e commerciale (con cartiere, mobilifici, industrie tessili, svariate attività commerciali, agricole ed artigianali), ed è sede della Fiera di Sora che ospita ogni anno migliaia di visitatori. Merita una visita.

PUNTI D’ACQUA: Fontana Orlando (7 km prima dell’arrivo)

PUNTI DI INTERESSE: Cattedrale di Santa Maria Assunta, Chiesa di Santa Restituta, Basilica di San Domenico, Chiesa di San Bartolomeo, Chiesa di S. Maria degli Angeli dei pp. Passionisti, Chiesa di Valfrancesca.

STRUTTURE PER RISTORO N° 30 E PERNOTTAMENTO N° 11.

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ITINERARIO 8: DA SORA A POSTA FIBRENO

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: +350 m – 350 m, con alcuni saliscendi
ALTITUDINE: max 650 m. ALTITUDINE: min. 300 m
LUNGHEZZA: Km. 17,5
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,30 ore, S-N 5,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Il sentiero inizia da Piazza Esedra e percorre la Via Santa Lucia, piega a destra su Via Pontrinio, passa il Fiume Liri, attraversa SR82, percorre la SP95 Via Campopiano, passa sotto la SSV Sora-Cassino, passa su ponte il Torrente Lacerno e continua sulla sua riva destra. Dopo Vallefredda e prima di arrivare alle Case Cantenne a sinistra imbocca una strada sterrata che, dopo un tornante, sale in direzione nord-est raggiungendo rapidamente prima la periferia e poi, tramite una stretta  scorciatoia, il centro di Pescosolido.

Pescosolido (da web)

Il borgo di Pescosolido ha subito la stesse vicende storiche di Sora. E’ stato fino all’unità d’Italia un covo di briganti, tra cui il brigante Mammone e il brigante Luigi Alonzi detto il Chiavone. Il brigantaggio è sempre stato lautamente finanziato dalla corte Borbonica. Il paese venne completamente distrutto dal terremoto della Marsica del 1915, ma ricostruito con l’aiuto degli abitanti di Campoli Appennino che, dimentichi delle passate angherie, fornirono una lodevole prova di generosità ancora oggi ricordata. Il 9 ottobre del 1943 il paese fu invaso dai tedeschi in quanto il borgo con le sue case era stato eletto a luogo di smistamento di truppe per il fronte di Cassino. I suoi abitanti furono soggetti a continui rastrellamenti degli uomini abili al lavoro, impiegati a scavare le trincee del vicino fronte.

Il sentiero scende dal centro di Pescosolido in direzione sud-est verso il cimitero, lungo la strada asfaltata per Campoli Appennino. Dopo la Fonte Chiarenzo, è preferibile uscire dalla strada asfaltata voltando prima a destra e poi a sinistra percorrendo una sterrata verso est. Si arriva a nord del borgo di Campoli Appennino, ma bisogna prima effettuare il guado del Torrente Lacerno o un attraversamento su ponte sulla strada asfaltata per raggiungerlo.

Campoli Appennino (Google Earth)

Campoli Appennino è un borgo disposto a semicerchio attorno ad una grande dolina carsica detta il Tomolo, di 630 x 400 m., profonda 130 m. In questa è contenuta l’area faunistica dell’Orso Marsicano. Il borgo medievale conserva la cinta muraria originaria con all’interno le case e una torre di 25 m. di altezza posta nel punto più alto del paese (m.      650). Pare che questa fortificazione sia stata eretta nel secolo XIII da Federico II, Re di Sicilia, per difendersi dagli attacchi delle truppe del Papa. All’interno della torre è stato allestito il Museo Torritorio, che raccoglie elementi storici, naturali e folkloristici suddivisi tra i diversi piani. Vastissimo il panorama sui monti circostanti a 360° che si gode affacciandosi al terrazzo della torre o da vari punti delle mura.

Si esce da Campoli Appennino seguendo la Via Treo e prodendo in direzione sud-sud-est su strada asfaltata. Con qualche breve scorciatoia si raggiunge il borgo di Posta Fibreno ed il suo fiume dall’acqua limpida, che sembra un lago, ma in realtà è un fiume continuamente alimentato da numerose sorgenti sotterranee, protetto da una Riserva

Posta Fibreno e il fiume (Google Earth)

Naturale della Regione lazio. La portata delle acque è di 6 m cubi al sec. e la loro temperatura è di 10/11° C costante tutto l’anno. Nel fiume si forma un’isola galleggiante quasi rotonda con un diametro di circa 30 m, formata da rizomi, torba e radici, in grado di spostarsi con un leggero alito di vento o con le correnti. Gli alberi che si trovano sulla sua superfice non possono svilupparsi ma rimangono allo stato di arbusti. L’Isola era già nota e descritta dagli antichi romani come Marco Terenzio Varrone e Plinio il Vecchio. Molto varia è l’avifauna e le specie ittiche tra cui i salmonidi. E’ anche ricca la vegetazione sul fondo del lago, ben visibile tra le acque trasparenti. E’ possibile spostarsi sulle acque utilizzando una tipica imbarcazione in legno dal fondo piatto, simmetrica tra prua e poppa, chiamata “naué” ricavata da assi di legno di quercia inchiodati e incollati con un impasto di muschio e farina. Il Fiume Fibreno è un affluente del Liri.

PUNTI D’ACQUA: Fonte Chiarenzo (uscita da Pescosolido), Fonte del Rio, Fonte Acquevive di Carpello, Lago Fibreno. 

PUNTI DI INTERESSE: Pescosolido: Chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, San Rocco, Madonna della Neve, San Pantaleone, Maria SSma di Pompei, Palazzo del Comune, Palazzo Cianfarani Isola.
Campoli Appennino: Chiesa di S. Andrea Apostolo, Sentiero del Rifugio Capo d’Acqua, Sentiero delle miniere di Bauxite, Vallone Lacerno e cascata “CUCCITT GL’ NFIERN”, Giro delle doline, Fiume Carpello, antico mulino ad acqua e Villa Romana.

STRUTTURE PER RISTORO N° 6 E PERNOTTAMENTO N° 5.

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ITINERARIO 9: DA POSTA FIBRENO A FOSSA MAIURA, ALVITO, SAN DONATO VAL COMINO

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: +420 m – 400 m
ALTITUDINE: max 820 m. ALTITUDINE: min. 400 m
LUNGHEZZA: Km. 20
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 6,0 ore, S-N 5,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Si lascia Posta Fibreno in direzione nord su strada asfaltata verso Campoli Appennino, si lascia a sinistra la Chiesetta Madonna della Vittoria, si procede girando ai piedi del Monte Morrone (m. 987). Dopo la Valle di Capranica la strada asfaltata volta a sinistra

Fossa Majura (Google Earth)

mentre noi imbocchiamo una mulattiera a destra, che gira in direzione sud-est e ci porta alla Fossa Majura (m. 815), una enorme dolina, che forma un anfiteatro naturale, un gigantesco imbuto, profondo circa 100 m, con una circonferenza di quasi un chilometro. Pare che sia uno dei numerosi inghiottitoi della zona, che con le loro acque del disgelo invernale alimentano il Lago Fibreno. Le pareti di questa fossa sono sempre umide e permettono lo sviluppo di una flora molto varia, specialmente tra le cavità del fondo. Numerosi anche gli animali che trovano qui rifugio. Seguendo un sentiero piuttosto scivoloso si potrebbe arrivare anche al fondo.

Abbandonata la Fossa Majura ci dirigiamo verso sud su strade sterrate dirigendoci verso Alvito. Il borgo si sviluppa su tre livelli alle falde del Monte Morrone (m. 987), che si affaccia sulla ampia Valle di Comino, tutta nel Lazio ma vicina al confine con l’Abruzzo. Si arriva alla Fonte del Castello e al Castello Cantelmo (m. 710), che sorge al livello più alto di Alvito. Il castello fu edificato alla fine del secolo XI dai Conti D’Aquino per un impegno preso con l’abbazia di Montecassino che desiderava un avamposto a guardia dell’accesso nord della Valle. Era un possente edificio militare, tenuto nel 1293 in perfetto assetto di guerra con armi, munizioni e provviste alimentari. Il terremoto del 1349 lo distrusse, ma fu riedificato e divenne, dopo l’arrivo degli Angioini, un palazzo feudale, dimora dei francesi Cantelmo. Nell’impianto, di notevole estensione, sono

Dall’alto Castello, Peschio, Alvito (Google Earth)

leggibili avanzi di possenti mura, resti di bastioni e torri. A pianta pentagonale, ha tre torri cilindriche che guardano verso i tre lati della valle, di cui quella di sud-est conserva tracce di antiche merlature. Attualmente il Comune di Alvito ne gestisce una ricostruzione il più possibile fedele, utilizzando gli stessi materiali e ricostruendo intere parti per utilizzarlo a scopi culturali.

Al livello intermedio sorge il piccolo borgo di Peschio (m. 625), mentre al livello più basso, ma sempre dominante rispetto alla grande piana ondulata della Valle di Comino, sorge la cittadina di Alvito (m. 500), che fa parte con il suo circondario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Meritano una visita l’insigne Collegiata di San Simeone Profeta e il Convento di San Nicola del XVI° secolo.

Arco delle origini a San Donato

Si esce da Alvito dalla Via San Nicola dirigendosi verso nord-est su asfalto. Si consiglia di passare accanto alla località Santa Maria del Campo, poi deviare a sinistra uscendo dalla strada asfaltata, dirigersi verso San Fedele lungo la località Sant’Andrea e poi raggiungere il centro di San Donato Val di Comino (m. 650), classificato tra i borghi più belli d’Italia. Nel suo Comune è compresa la località di Forca d’Acero, posta a 1538 m di quota lungo lo spartiacque appenninico primario tra l’Abruzzo e il Lazio. Al di là di Forca d’Acero si arriva ad Opi e Pescasseroli. San Donato Val di Comino merita una lunga accurata visita passeggiando tra gli stretti vicoli ricchi di storia.

Il vicolo dove sorge l’Arco delle origini con le sue travi in legno è molto suggestivo, sono dipinte alcune immagini sotto l’arco, dedicate alla fondazione dell’antica cittadina. Un trittico, dipinto sul legno dall’artista locale Luciano Tocci, illustra le origini “altomedioevali” del borgo: dalla primitiva “ecclesia”, al possesso

Via Cannesse

longobardo del duca Ildebrando di Spoleto, fino al duecentesco “Castrum Sancti Donati” dei conti d’Aquino.

Cannesse è l’agglomerato più antico, che componeva il primo nucleo di case sorte attorno alla Rocca e al Santuario di San Donato. L’agglomerato, risale all’epoca dell’incastellamento, quando i “nuovi” cittadini cominciarono a costruire le proprie abitazioni a ridosso del “Castrum”, lungo i percorsi principali, mulattiere e tratturi, (il toponimo deriva da case-annesse) creando così un organismo compatto, il borgo medievale. La morfologia del posto, a forma di ciambellone, dà il senso di un posto isolato, chiuso in se stesso e quindi ci fa capire anche la vita che vi si conduceva e delle possibilità difensive, che venivano applicate sfruttando la composizione del luogo. Questi sono solo alcuni esempi di un mondo rurale antico che merita di essere riscoperto e valorizzato, considerando tutte le vicissitudini attraverso cui è passato, tra dominazioni di Longobardi, Papato, Angioini, Signorotti, Briganti, Francesi, Tedeschi fino all’ultima guerra mondiale.

PUNTI D’ACQUA: Fontana del Castello

PUNTI DI INTERESSE: Alvito: Cantina Cominium, Palazzo Sipari, Castello di Alvito, Porta del Lago, Palazzo Panicali, Palazzo Ducale, Collegiata di San Simeone Profeta, Chiesa di S. Maria Assunta, Porta Iacobelli, Cappella di San Biagio.
San Donato Val di Comino: Porta Orologio, Arco di San Donato, Arco dei Francesi, Arco delle Origini, Palazzo Tata-Perrelli, Torre medievale, Mura poligonali di San Fedele, Roccia dei Tedeschi, Miniere di ferro, Pietra dello scandalo, Vicolo Marozzi, Cannesse, Piazza Giustino Quadrari, La Meridiana, Monumento commemorativo alle vittime dell’olocausto.

STRUTTURE PER RISTORO N° 10 E PERNOTTAMENTO N° 14

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ITINERARIO 10: DA SAN DONATO VAL DI COMINO A VILLA LATINA

DIFFICOLTÀ: facile
DISLIVELLI: +100 m – 300 m
ALTITUDINE: max 650 m. ALTITUDINE: min. 350 m
LUNGHEZZA: Km. 16,2
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,0 ore, S-N 5,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Da San Donato Val di Comino si esce in direzione sud verso il cimitero in contrada Vallevona (SR509). Si devia però a sinistra verso Valanziera, abbandonando poi l’asfalto a Fondi (m. 587). Si attraversa il borgo Le Caselle nuovamente su asfalto, ma alle ultime case si devia a sinistra su sterrata e poi su sentiero. Si percorre la via Frattone, si attraversa la SR509 e si procede in via Fornace in direzione di Spinelli fino al bivio per Rosanisco, nel punto della confluenza del Rio Settefrati nel Fiume Melfa. Si percorre per 400 m la SR509, la si abbandona percorrendo una parallela dopo essere passati su ponte alla riva sinistra del Melfa, fino a voltare a sinistra in località Duca, percorrendo Via Oboca. Al prossimo incrocio girare a destra lungo Via Re. Si arriva alla Mola Capitolo e si attraversa su ponte il Fiume Mollarino. Si procede verso sud in via Canapine fino a raggiungere Via della Vandra, SS627. Si suggerisce di girare a destra e di individuare dopo pochi metri un sentiero di salita ad Atina, la Via Antica Sferracavallo, che, con qualche tornante, porta alla piazza La Fontana di Atina.

Panorama di Atina (Google Earth)

Atina fa parte dei Borghi più belli d’Italia. Si dice che sia stata fondata da Saturno. Arroccata su un colle a 475 m, Virgilio la nomina nell’Eneide “Atina Potens”. Si possono visitare ben otto km di mura poligonali. La sua importanza nell’antichità era dovuta alla vicinanza delle miniere di ferro del Monte Meta (m. 2242). Virgilio la inserì tra le città che prepararono le armi in soccorso di Turno contro Enea. Come tutta la Valle Comino, Atina subì dominazioni, terremoti e ricostruzioni. Da visitare è la Piazza Garibaldi con il Fontanone e l’antica cisterna romana. Interessante il Museo Civico Archeologico dove sono conservati antichi reperti delle popolazioni Sannitiche.

Dopo aver visitato l’interessante cittadina, imboccare da La Fontana la Via della Costa e scendere nuovamente su Via della Vandra SS627. Si arriva a Pié delle Piagge. Dopo circa 400 m imboccare a destra Via Sacco, proseguire fino a deviare a sinistra su Via Saccocci, che poi diventa Via Fontana degli Uccelli. Deviare ancora a destra all’incrocio ed arrivare davanti al Comune di Villa Latina.

Villa Latina fu edificata intorno all’anno Mille col nome di Agnone, in una località che era già stata rifugio dei Sanniti scampati alla battaglia di Aquilonia, vinta dai Romani nel 293 a.C. La denominazione attuale deriva probabilmente dall’espressione “villa dei Latini”. Infatti nel suo territorio sono stati rinvenuti numerosi resti di alcune ville, fra le quali quella di Orrea, lungo la via dei monumenti, del Pesco, sul colle Melfa scelta per le sue villeggiature dall’Imperatore Caracalla, di M.T.Cicerone nella quale si sarebbe riposato prima di partire per l’esilio.

PUNTI D’ACQUA: Piè delle Piagge

PUNTI DI INTERESSE: Atina: Concattedrale di Atina (chiamata anche Parrocchiale dell’Assunta o Cattedrale di Santa Maria Assunta), Palazzo del Vescovato, Palazzo Cantelmo o Palazzo Ducale, Museo Archeologico, Domus romana nella zona cimiteriale di San Marco.
Villa Latina: Chiesa di S. Annunziata, Santuario si S. Anna in loc. Vallegrande, Chiesa SS. Trinità, Cappella dello Spirito Santo, Madonna dell’Orto, Rocca Malucchiaia (centro medievale).

STRUTTURE PER RISTORO N° 8 E PERNOTTAMENTO N° 6

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ITINERARIO 11: DA VILLA LATINA AL LAGO LA SELVA

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: +550 m – 100 m
ALTITUDINE: max 1000 m. ALTITUDINE: min. 450 m
LUNGHEZZA: Km. 15
FONDO: Sentiero, sterrato.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 5,0 ore, S-N 4,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Si esce da Villa Latina in località Colle Santo, imboccando la Via Colozzi in direzione est. Questa via aggira il Monte Vennetti (m. 635) voltando prima a sud per 500 m e poi di nuovo a est, lascia a destra la Sorgente Chiusi, a sinistra le Case Caposecco, a destra la Fontana Vallegrande. Dopo un ponte su un piccolo torrente affluente del Fiume Mollarino, la via arriva alle Case Serpente (m. 737). Qui si lascia la carrareccia e si prosegue su una mulattiera in direzione sud-est, sotto il Costone di San Giuseppe (m. 1055). Si volta poi a sinistra e si risale in direzione nod-est in località Cerreto, lungo una mulattiera dominata dalla sagoma a sud del Monte Carella (m. 1074). Si giunge alle Case Raimella e poi alle Case Pietrepente, sempre su mulattiera, fino ad arrivare al guado del Fiume Mollarino e ad una breve ripida salita che arriva al centro del borgo di San Biagio Saracinisco (m. 845).

San Biagio Saracinisco (web)

San Biagio Saracinisco è molto piccolo, allungato sulla cima del monte, attraversato da un’unica strada per tutta la sua lunghezza. Il suo nome deriva dalla Chiesa dedicata a San Biagio e dalla presenza sul posto di un certo numero di Saraceni, che si erano rifugiati qui dopo la sconfitta nella battaglia del Garigliano. Infatti durante il secolo IX un notevole numero di saraceni si erano insediati in posti strategici per effettuare razzie e saccheggi in tutta l’Italia, minacciando perfino Roma. Papa Giovanni X organizzò una Lega cristiana per combatterli ed impedire l’espansione mussulmana nella penisola italiana. La battaglia del Garigliano diretta personalmente dal Papa Giovanni X fu   combattuta nel 915 e i Saraceni furono definitivamente sconfitti. Alcune bande di saraceni trovarono però rifugio in queste zone da cui furono successivamente scacciati dall’intervento di armati provenienti da Sora. All’indomani dell’Unità d’Italia il borgo fu soggetto al brigantaggio, ma il peggio arrivò con i tedeschi nell’ultima guerra mondiale in quanto il borgo faceva parte della linea Gustav e gli abitanti furono costretti a lavorare per il rafforzamento delle linee difensive, mentre il paese subiva i bombardamenti degli alleati.

Il sentiero E1 procede verso sud-est scendendo lungo la via principale (SS627) e poi devia su sterrata a sinistra salendo a quota 992 alle falde del Monte Santa Croce (m. 1185), scende sulla Piana della Prata, passa vicino alle Case Finocchietti, segue la

Lago La Selva (Google Earth)

strada sterrata fino al Lago La Selva, poi procede lungo la riva sud del lago e sale a raggiungere la Via Selva, SS617 fino al centro del borgo, che si raggiunge girando a destra.

Il lago Selva o lago di Cardito è un lago artificiale. Si è formato con la costruzione negli anni sessanta del bacino idroelettrico a servizio delle centrali idroelettriche dell’Enel del lago di Grotta Campanaro e di Cassino. Il bacino è tutto circondato da montagne coperte da fitte foreste.

PUNTI D’ACQUA: Sorgente Chiusi, Fontana di Vallegrande.

PUNTI D’INTERESSE: Monte Selvapiana (m. 1586), Monte Forcellone (m. 2030), Monte Cavallo (m. 2039), Monte Mare (m. 2020), Sacrario Martiri di Collelungo (m. 1409), Cardito Vecchio (m. 1028), Linea difensiva Gustav, necropoli sannitica Monte Croce, Sepolcreto Omini Morti, Chiesa di San Biagio, Lago La Selva.

STRUTTURE PER RISTORO N° 5 E PERNOTTAMENTO N° 2

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ITINERARIO 12: DAL LAGO LA SELVA A SCAPOLI

DIFFICOLTÀ: medio
DISLIVELLI: +200 m – 650 m
ALTITUDINE: max 1050 m. ALTITUDINE: min. 400 m
LUNGHEZZA: Km. 13
FONDO: Sentiero, sterrato, asfalto.
TEMPO Dl PERCORRENZA: N-S 4,0 ore, S-N 4,30 ore
PERIODO CONSIGLIATO: primavera-estate-autunno-inverno

DESCRIZIONE ITINERARIO
Si lascia La Selva (m. 882) dalla stessa strada SS627 che si è percorsa all’arrivo ma la si lascia presto per una sterrata a destra. Si arriva a quota 1032, in corrispondenza di un abbeveratoio. Si prosegue voltando a destra in direzione est per 150 m circa. Poi bisogna scendere verso sud su sentiero fino alla quota 953 girando attorno ad una casetta posta ai piedi del Monte Cardito Vecchio (m. 1028). Ci dirigiamo verso est per arrivare al guado di un piccolo fosso secco ed al Molino La Quercia abbandonato nel bosco. Si gira verso nord in direzione della Masseria Capaldi, ma, prima di arrivarci si gira a destra in direzione est. Si arriva al confine con il Molise e a quota 1000 m bisogna dirigersi verso sud-est raggiungendo prima la Fontana Vecchia (m. 806), poi a sud la località Cerasuolo Vecchio ed una strada asfaltata, che si percorre verso est solo per un centinaio di metri. Si abbandona la strada quando questa gira verso nord-ovest mentre dobbiamo procedere verso est leggermente in discesa tra la Costa Carboniera a destra ed il Rio San Pietro a sinistra. Si arriva alla Sorgente Jacona ed alla Masseria Costanza. Da qui in poi si scende in direzione nord-est verso la Masseria Ponte, che deve il suo nome ad un ponte sul Rio Acquoso. Da qui inizia la salita verso il borgo di

Scapoli (da web)

Scapoli, provincia di Isernia nel Molise.

Scapoli è un bellissimo borgo che merita una visita. E’ costruito a pianta circolare fortificata, con al centro il palazzo fortificato dei Battiloro. Particolarmente interessante è il cammino di ronda, il percorso circolare che segue tutto il profilo orografico della roccia fortificata del borgo. Scapoli è famosa in tutto il mondo per la presenza di numerosi artigiani che da secoli tramandano l’arte per costruire le zampogne, lo strumento che ci ricorda il Natale. Interessante è la visita al Museo internazionale della zampogna.

PUNTI D’ACQUA: Fontanile quota 1032, Fontana Vecchia (m. 806), Sorgente Jacona (m. 587), Fonte La Villa (m. 488).

PUNTI DI INTERESSE: Palazzo dei Battiloro, Cammino di Ronda, Museo Internazionale della zampogna, Museo dello Zampognaro del 1980, Chiesa parrocchiale di San Giorgio, Chiesa di San Giovanni, Santuario rupestre di Santa Maria delle Grotte.

STRUTTURE PER RISTORO N° 6 E PERNOTTAMENTO N° 6

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Fine E1 tratto Lazio Sud

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